
Qualche giorno fa sono stata alla presentazione di un libro. L’autore mi interessava, uno dei suoi libri mi è stato regalato da una delle mie persone del cuore ed è un libro che, quando l’ho letto, ha toccato corde profonde. Quindi sono andata.
Non mi è piaciuto niente. Non ho trovato interessanti le domande che la moderatrice poneva, mi ha disorientata la mancanza di attenzione alle vicende, ai temi. L’autore mi sembrava in difficoltà, come se non sapesse come arrivare a nodi cruciali partendo da punti così lontani del filo.
Ad un certo punto una persona del pubblico gli ha fatto una domanda spontanea, genuina, e lui ha cambiato espressione e io mi sono detta: “Ecco, finalmente dirà qualcosa di vero su di sé e su questo libro”. Invece no. Curiosamente ha dato una risposta parziale e ha poi spostato l’attenzione su un altro argomento, tangente alla richiesta ma non del tutto congruo.
Allora mi è venuta in mente un’altra intervista, a un’autrice che amo, perché scrive libri che indagano tra le pieghe del dolore senza perdere la poesia. E mi è venuta in mente lei perché in quel dialogo aveva avuto l’abilità di rispondere solo alle domande che le piacevano, mentre aveva aggirato abilmente tutte le altre. E aveva detto una frase: “A me non interessa che si parli di me, quello che ho da dire l’ho detto nei miei libri.”
Ho pensato ad Elena Ferrante, che si sottrae allo sguardo pubblico, e, all’opposto, alle fiere dell’editoria, in cui si passa gran parte del tempo in fila per assistere allo spettacolo della star.
Per un autore oggi è normale salire sulla giostra delle presentazioni del proprio libro, come se si trattasse di un album musicale che richiede un tour promozionale. Quando è diventato così? Non me lo ricordo, ma non sono sicura che mi piaccia.
È davvero così importante incontrare gli scrittori? Da adolescente ho letto tanto e non ho mai nutrito alcuna curiosità nei confronti delle persone degli autori. Mi interessavano le storie, l’effetto che mi facevano, l’esperienza che mi permettevano di vivere. Ed è stato così anche dopo. Anzi, c’è stato un momento in cui ho maturato il timore di conoscere gli scrittori che mi piacevano, per paura che mi deludessero, che umanamente non fossero all’altezza delle loro opere.
E adesso? Adesso posso reggere alla delusione e quindi concedermi la curiosità. Ma l’altro giorno mi è stato chiaro che nel discorso pubblico gli aspetti più profondi e significativi dei libri vengono banalizzati, annacquati. È difficile uscire da un copione prestabilito e dire qualcosa di rilevante davanti a tanta gente. Qualcuno ci riesce. Ma bisogna essere animali da palcoscenico e spesso chi è molto bravo sul palco non lo è altrettanto su carta.
Ciò che hanno di più vero da raccontarci gli autori lo mettono pazientemente e faticosamente nei loro libri. Il resto è un carosello che sta dentro un sistema di mercato. Ci dà l’illusione di avvicinarci a chi ha partorito idee e personaggi che hanno risuonato dentro di noi, ma è ben raro che questo accada veramente.
Quindi continuerò a cedere moderatamente alla curiosità di andare e conoscere gli autori che mi piacciono e, nel frattempo, aspetterò diligentemente i loro prossimi libri.
[L’immagine viene da qui: https://www.open.online/2022/11/30/libri-fenomeno-booktok]
Annaquata la realtà e i libri.
Grazie per questo autentico blog
Scusami Cetti, ho visto solo adesso i tuoi commenti. Grazie per essere passata da qui e per le tue parole
Non bisogna avere aspettative che si possa conoscere realmente e profondamente un autore in una presentazione perché lo scopo primario di un evento del genere è la promozione del libro. Sarebbe invece sicuramente interessante un dialogo con l’autore fuori dagli schemi commerciali, ma questo è sempre più raro al mondo di oggi. Dove si potrebbe trovare qualcosa di autentico dell’autore è nelle interviste condotte da giornalisti intelligenti. Mi viene in mente Pasolini, che ascoltai in un’intervista televisiva, spiegare il suo punto di vista profondo su questioni che nulla avevano a che fare con le promozioni di libri.
Sì, è vero, lo scopo è la promozione. Le questioni sono tre: 1. Vale la pena di andare ad ascoltare una presentazione sapendo che è un grande spot? 2. È possibile promuovere un libro senza ridurre la presentazione ad un grande spot? 3. Al netto delle questioni promozionali, quanto è significativo l’incontro con la persona dell’autore/autrice nell’esperienza di un lettore?