Never enough

Assemblea di Istituto. Quella di dicembre nella mia scuola si chiama “assemblea dei talenti”: in un auditorium per una volta tutto loro, chi vuole si esibisce. I rappresentanti di istituto sono stati i direttori artistici di una mattinata per niente facile da gestire, in cui tutto ha funzionato e anche noi prof abbiamo riso, cantato e ballato con loro. Era il loro evento e lo hanno preparato per giorni: si sono incontrati nel pomeriggio, hanno provato e riprovato strumenti, suono, costumi, entrate, uscite…

Le nostre società sono vecchie, dobbiamo dircelo. Dobbiamo dirci che, con la giovinezza, abbiamo perso l’energia, la prospettiva lunga, l’apertura degli orizzonti. Galimberti ci rimprovera di essere una società che non impiega “il massimo della sua forza biologica, quella che i giovani esprimono tra i quindici e i trent’anni”.

Vi ricordate come vi sentivate?

Ieri in Consiglio di Istituto abbiamo discusso tutti insieme: Dirigente, genitori, studenti, personale amministrativo, insegnanti. Abbiamo parlato di regole e di istituzione, e i ragazzi hanno sostenuto con convinzione le loro idee, hanno ascoltato e controbattuto. E io ancora ci sto pensando, alle loro parole.

Oggi si è esibita una mia studentessa. Bella come un’attrice d’altri tempi, ha cantato una canzone che non conoscevo, con una potenza che mi mette i brividi a ripensarci e che mi ha tenuta incollata alla mia poltroncina con gli occhi lucidi per l’emozione. Never enough, for me, ha ripetuto più volte. E così è: non è abbastanza quello che facciamo per loro. Non è abbastanza l’ascolto, non è abbastanza aggiornare la didattica, non è abbastanza perché il mondo è loro e noi continuiamo a toglierglielo dalle mani.

Le grandi rivoluzioni della storia non sono state fatte da cinquantenni. Nelle colonie americane della metà del Settecento (quelle che di lì a poco sarebbero diventate gli Stati Uniti d’America), il 50% della popolazione aveva meno di 16 anni. Nel 2020, in Italia, meno del 14% della popolazione aveva un’età al di sotto dei 16 anni.

Li guardo. Stanno mettendo tutto in gioco. Hanno paura dello sguardo degli altri, hanno terrore di non essere abbastanza, di non essere capaci, di odiarsi se lo fanno e di odiarsi se non lo fanno. Sfidano se stessi e, contemporaneamente, cercano con gli occhi, lì, sotto il palco, un volto amico che li incoraggi, che dica: “Stai andando alla grande”. Tremano ma restano.

Dobbiamo spostarci. Metterci di lato, fare spazio. Esserci e lasciarli fare. Sono loro il futuro che sognavamo alla loro età.

These hands could hold the world but it’ll
Never be enough
Never be enough

For me

4 Risposte a “Never enough”

  1. Mi tocca essere d’accordo con Galimberti, parzialmente però. Io penso che la soluzione migliore per l’umanità sia unire la creatività e l’energia dei giovani con la saggezza e la riflessività degli adulti.
    Ma secondo me il problema attuale non è nel fatto che il potere e le scelte siano gestite da persone non giovani; il problema è che siamo in mano spesso a persone disoneste e alla meglio senza spessore.
    Non possiamo sperare in un mondo in cui il mondo sia guidato da gente capace che faccia l’interesse dell’umanità e del pianeta perché si contrapporrebbe alla struttura indistruttibile che difende poteri costruiti per perseguire altri obiettivi.

    1. Ovviamente la mia è una presa di posizione iperbolica, non pretendo che gli adulti vengano fatti fuori dai giovani, pretendo che sappiano fare spazio e non vedo margini, anche per motivi tristemente demografici. Quanto alla disonestà e ai “poteri forti” al comando, non si tratta di una novità, già a Roma antica ci si lamentava dei corrotti al potere. Forse anche prima accadeva: la “civiltà” è strutturalmente basata sulla disuguaglianza, sin dalle sue origini, le democrazie moderne (che stanno tramontando) sono uno stentato tentativo di rimediare. Di fatto il nostro strumento oggi sono il voto e l’impegno civico e la soluzione vera è recuperare un senso della comunità che andiamo perdendo. Insomma, possiamo scrivere un trattato sull’argomento, per il momento mi limito ad un frettoloso commento. Grazie per essere passato da qui!

  2. Se stabilissimo una connessione tra quella energia dei ragazzi che sento ancora ma come un lontano eco, e la consapevolezza acquisita dagli adulti (almeno quelli che hanno avuto il coraggio di crescere nel senso di evoluzione di sé stessi ) questo sarebbe uno strumento potentissimo di cambiamento nel senso armonico del termine.

  3. Esatto, è quello che intendo quando dico che dovremmo metterci di lato. Quando mio padre mi ha insegnato a guidare non si è messo alla guida dicendo “guarda e impara”, si è messo accanto a me e mi ha spiegato cosa fare e me lo ha lasciato fare.

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